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La Leggenda di Lessinia e Montebaldo

  • Tratto da: La Leggenda di Lessinia e Montebaldo –
  • 12 mag 2015
  • Tempo di lettura: 6 min

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Tratto da: La Leggenda di Lessinia e Montebaldo – di Alessandro Anderloni – GBE Gianni Bussinelli Editore


La Lessinia e il Baldo. Lei, la principessa delle Alpi, è una montagna sinuosa, dolce, sensuale. Lui, il principe dagli occhi azzurri come il Lago di Garda, è un monte imponente, frastagliato, slanciato. Si guardano di qua e di là dell’ Adige ma non si possono toccare.


Si narra che un tempo fossero felici insieme come nessun altro, con le loro tre figlie: Valpolicella, Valpantena e Valdillasi.

Le altre principesse del Regno delle Alpi, invidiose della bella Lessinia e della sua felicità con Montebaldo e le sue figlie, li separarono per sempre creando il solco profondo della Val d’Adige. Tutte le sere Monte Baldo intona una serenata che fa arrivare alla sua Lessinia attraverso il vento.


C’era una volta nel Regno delle Alpi una principessa che si chiamava Lessinia. I suoi fianchi erano morbidi prati, i suoi seni pascoli generosi. Alla nascita, Madre Terra la adagiò in una culla di foglie di faggio, protetta da una coperta di felci intrecciate. Lessinia crebbe con latte di cardo, acqua di fonte e raggi di sole. Divenuta fanciulla, Madre Terra le insegnò a cucirsi vestiti per ogni stagione.


In primavera intrecciava una trama finissima d’erba mazzolina ricamata di bianco e rosa, con fiori di mandorlo e ciliegio. Al collo portava una collana di bacche di sorbo, un fermaglio di rami di nocciolo le raccoglieva i capelli e due genziane le pendevano dalle orecchie. Sulle spalle uno scialle con grappoli di maggiociondolo e ai piedi due orchidee gialle.


In autunno Lessinia vestiva un’ampia tunica di foglie secche di faggio, tiglio, rovere e betulla, cucite con ago di larice e filo di serpillo. Aveva tra i capelli rami d’abete bianco e sulle spalle uno scialle di foglie di sommacco. Il vestito invernale era bianchissimo di neve, con intrecci sottili di ghiaccio. Era compagna di gioco di tutti gli animali. Aveva imparato dalle lepri a correre veloce e fermarsi immobile; dagli scoiattoli ad arrampicarsi svelta sui lisci fusti dei faggi e lanciarsi da un albero all’ altro; dalle marmotte a giocare a nascondino scavando gallerie. Intrecciava ghirlande di fiori per ornare i palchi di cervi e caprioli.


Aspettava le rondini per scoprire le forme dei loro voli in cielo; amava cantare con gli uccelli. Di sera ammirava le lucciole sui prati. Di notte si sedeva sul ciglio di una roccia per guardare la luna appesa in cielo e il velo ricamato di stelle la estasiava. Chiudeva gli occhi e ascoltava la ninna nanna che la notte cantava per lei. Lessinia era diventata una ragazza e nel Regno delle Alpi si parlava della principessa dei grandi prati.


Tutti i principi ne decantavano la bellezza, non curandosi delle altre principesse che iniziarono a covare per Lessinia un sentimento di invidia. Paganella, principessa della contea del Trentino, la guardava con sguardo supponente, fremendo di rabbia sotto la sua veste irsuta di boschi d’abete. Civetta, principessa del Ducato di Zoldo, era sicura di non avere rivali che insinuassero la bellezza della sua parete rocciosa strapiombante. Marmolada, principessa delle Dolomiti, rigonfia d’acqua già pregustava di diventare Regina. Le Tofane, tre sorelle principesse della Contea di Ampezzo, erano altezzose e invidiose tra di loro a farsi rimirare dalla Valle del Boite.


Lessinia non si curava di quello che le altre dicevano di lei; fanciulla modesta e semplice, non si considerava la più bella, né voleva diventarlo.


Ma un bel giorno tutti si accorsero del suo cambiamento: non giocava più con gli animali. Gli amici pensavano che fosse arrabbiata, o forse stanca, o ammalata. La vecchia e saggia volpe pensava che fosse innamorata.


Infatti, al tramonto, Lessinia guardava verso Ponente e vedeva: Montebaldo; un corpo possente, con muscoli scolpiti nella Preta, retto da gambe di costoni coperti di foreste, conficcati a terra con piedi a precipizio. I suoi occhi, colore azzurro del Garda, guardavano lontano. Lessinia provava un ardore struggente e tremendo che la riempiva di euforia e di tristezza. Lessinia era diventata donna e cercava di ritrovare l’innocenza che non è dato serbare a chi assapora il calice di quel liquore dolcissimo che è l’amore.


Carega, col suo ergersi possente proteggeva la figlia, morbido saliscendi di curve sinuose, ma carezza sconfinata, dai venti troppo freddi del Nord. Aveva ruscelli d’acqua che modellavano la sua pelle dalla corporatura resistente e leggera.


Quanto sperava un futuro felice per lei! Per questo emise un editto e chiamò a sé tutti i principi del Regno delle Alpi. A ognuno chiese un regalo per Lessinia. Ecco Adamello, principe della Contea del Trentino, con le sue nevi eterne. Antelao, pretendente al trono della Contea Cadorina, portò le sue acque copiose. Sella, principe delle terre di Badiafassa e Livinallongo, recò i suoi preziosi cristalli di dolomia argentea e rosa. Pelmo, principe della Contea d’Agordo e del Marchesato del Boite, giunse col suo trono maestoso.


Lessinia sembrava non ascoltare nessuno, non guardare e non curarsi dei bellissimi doni. Finchè un giorno, inaspettato, giunse al cospetto di Lessinia il principe Montebaldo, dagli occhi azzurri del Garda. Con un solenne inchino le prese la mano del Corno d’Aquilio e gliela baciò. Distese il suo tabarro ai piedi e le presentò un meraviglioso giardino di fiori d’ogni colore, d’ogni forma e d’ogni profumo.


Lessinia scelse Montebaldo come suo sposo e padre Carega organizzò le nozze più sontuose nel Regno delle Alpi. La sarta Neve cucì l’abito in tessuto bianco. Intrecciò con il Vento Grecale fiocchi di neve a falde, maniche a sbuffi e gonne pompose. Le ancelle Nuvole cinsero il capo di Lessinia con una trina leggera di cirri e cumuli bianchi e una corona di cristalli di ghiaccio. Maestro Vento suonò l’organo delle montagne e si udirono le melodie del Coro dei Boschi, a 4 voci: betulle i soprani, larici i contralti, faggi i tenori e castagni i bassi. Marmotte e Scoiattoli imbandirono un ricco banchetto. Sorgenti offrirono acqua limpida e fresca. Cervi e Cerbiatti portarono legni pregiati. Tortore e Gracchi ricamarono cerchi di luce. Donnole e Faine danzarono di gioia. Sole baciò con gli ultimi suoi raggi gli sposi. Luna ne raccolse l’amore e un terremoto scosse le montagne fino all’ alba.


Nacquero presto 3 figlie: Valpolicella, profumata di vigneti; Valpantena, ornata di rocce e Valdillasi, scrosciante di acque.


Passarono molti anni e gli sposi vivevano felici con le loro tre figlie, mentre le altre principesse si mordevano le mani rocciose d’invidia per tanta felicità. Così le principesse del Regno delle Alpi decisero di separare i due innamorati. Ordinarono alle Nuvole di riunirsi e di iniziare a far piovere. La pioggia si trasformò in rovescio, poi in nubifragio. Scatenarono i temporali armati di fulmini e tuoni.


Comandarono alle falde di ingrossarsi, alle sorgenti di allargare le loro fauci e di sgorgare cascate d’acqua da gonfiare i ruscelli. Un fiume irrefrenabile iniziò a scorrere. Ordinarono a Re Vento di soffiare. Chiamarono alleate Bufere e Tormente. Nevicò per moltissimo tempo, tanto che un gigantesco ghiacciaio iniziò a premere verso la pianura aprendo un’ampia spaccatura tra le montagne. Alla Chiusa di Ceraino, Montebaldo serrò le fila delle rocce e tentò di sbarrare la sua discesa.


Quando i ghiacci si sciolsero e il Sole tornò ad illuminare il Regno delle Alpi, un solco profondo separava Lessinia da Montebaldo. Fu allora che i due poterono vedersi: Lessinia si distese, languida di malinconia, Montebaldo si strusse di lacrime che riempirono il Lago di Garda. Lessinia sporse la mano del Corno d’Aquilio sopra la valle, per tentare di accarezzarlo. Le membra si squarciarono e furono percorse dalla ferita della Spluga della Preta.


L’acqua si gettò in quella ferita, si infilò nei cunicoli, riempì le gallerie fino a sgorgare in un luogo segreto sulle rive dell’Adige e qui si gettò nel fiume. Montebaldo fece scendere dal Vajo dell’Orsa un rabbioso torrente che balzò in cascate, raggiunse la valle e si gettò nel fiume. Fu nell’ Adige che le acque di Lessinia e Montebaldo si incontrarono.


E lì, dove nemmeno le invidiose principesse del Regno delle Alpi potevano vedere, Lessinia e Montebaldo si accarezzarono teneramente. Da allora, ogni sera, dopo che il sole si è spento dietro le sue creste, tenendo la mano del suo amore pallido di luna, Montebaldo intona a Lessinia una dolce serenata.

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